La storia e il nostro futuro ( 1 )

Perché  il futuro ha un cuore antico

In una recensione di 7 anni fa del volume di Carlo Levi IL FUTURO HA UN CUORE ANTICO Viaggio nell Unione sovietica ,  Marco Casula scriveva:

"Quando Carlo Levi compì un viaggio in Unione Sovietica nel 1955 non poteva di certo sapere cosa sarebbe successo di lì a un anno in quella terra che aveva aperto orizzonti di senso e di vita a intere generazioni di uomini tanto da scrivere, giusto il 1956, questo gustoso resoconto, che è anche poema, reportage narrato con lo sguardo del poeta, del pittore, del romanziere. E come il romanziere di Torino in Basilicata scriveva di Cristo fermatosi a Eboli, così Leningrado è Torino, la neve, la classe operaia. Con questo racconto Carlo Levi ci aiuta non tanto a conoscere l'URSS di quel periodo, troppo troppo lontana per noi, quanto a scoprire la scrittura come sguardo attraverso il quale conoscere le persone e le cose. E' come se l'autore fosse arrivato in cima alla collina e avesse cominciato, da lì in alto, a descriverci gli ambienti, le cose viste, le persone incontrate, dalle più importanti alle più umili: in una parola è come se ci avesse dato conto della sua esperienza di viaggiatore. Con dovizia di particolari Levi elenca oggetti, descrive stili di vita, annota incontri, scruta caratteri. E tutto scorre con una lievità che sconcerta e illumina.
Il racconto si dispiega così, leggero, e passano in sequenza le immagini del poeta tra i monaci piuttosto che tra le operaie di una fabbrica tessile, nelle chiese di Kiev, nei teatri di Mosca o nell'Istituto Pavlov, immerso in un mondo tradizionale che ricorda i contadini del nostro Sud, ma anche un mondo proteso verso un futuro carico di attese. Si era alla vigilia di eventi che avrebbero sconvolto l’umanità. Il 1956 Annus Horribilis, crisi internazionali e, in quella parte dell'emisfero, avvenimenti contraddittori e dirompenti come la rivolta d'Ungheria e la sua invasione da parte sovietica, avrebbero prodotto crisi altrettanto devastanti. 
Alla luce di quanto successo nel mondo e in URSS dopo quel viaggio, e a maggior ragione, resi più cinici e spaventati nell'oggi contemporaneo del III millennio senza gli antichi muri, Carlo Levi ci consegna un'immagine poetica e senza verdetti di un mondo che non c'è più, lontano nel tempo, ma ci fa dire con lui che quel futuro anelato da tante generazioni ai quattro punti cardinali del globo, si è forse un giorno fermato a Mosca. "


Sul significato del passato nella vita personale e collettiva molti hanno scritto. La domanda oggi, di fronte ai problemi del mondo globalizzato, è : perché dobbiamo “riscoprire” , e quindi “reinterpretare” il passato per aprire uno spiraglio sul futuro che ci aspetta ?  Su questa domanda apriremo una ricerca e un confronto con tutti quelli che avranno argomenti e proposte da sviluppare.

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